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Tra utopia e utopismo

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“E’ come se, attraverso il modello utopico, si costituisse un punto di riferimento al di fuori e a prescindere da qualsiasi spazio, luogo e momento storico. Ebbene, come si puo’ costruire una città concreta, prevedere un’alternativa alla situazione che è, attraverso un modello che non è? o, quanto meno, che non è ancora? è forse questo il modo, per tornare a parlare di “profezia” e di realtà collocate nel futuro? con annessa svalutazione del presente? C’è una critica rivolta da Aristotele a Platone, che ricalca molto fedelmente questo genere di obiezioni. Platone si era fatto carico di sostenere una tesi alquanto sconvolgente, per il suo tempo, e anche per oggi. Proponeva che, nella sua città, vigesse la comunione dei beni, delle donne e dei figli. Una tale invenzione, ad Aristotele, parve talmente rivoluzionaria – è strano che di Platone si parli come di un rivoluzionario, e di Aristotele, al contrario, come di un conservatore! – che dovette sembrargli ovvio avversarla con tutte le sue forze. L’imputazione prima fu precisamente questa: se un’idea del genere fosse stata valida, certamente ci avrebbe pensato qualcun altro ad attuarla, e non sarebbe stato necessario arrivare fino a tempi tanto recenti (stiamo parlando del IV secolo, prima dell’era volgare!), senza avere trovato luogo o tempo per vederla realizzata. Il problema è davvero tutto qui. Ed è un problema che, alla fine dei conti, ci porterà a distingue la categoria (e il concetto) di utopia dalla categoria (e dal concetto) di utopismo, che non sono affatto la medesima cosa.”

Autore: G. Franco Lami
Editore: Il Cerchio
Anno edizione: 2008
Pagine: 368 p., Brossura
EAN: 9788884741905

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